Per decenni, neuroscienziati e filosofi si sono confrontati con una domanda provocatoria: può la coscienza esistere indipendentemente da un corpo e da un mondo fisico? Questo esperimento mentale – il “cervello in una vasca” – mette alla prova la nostra comprensione fondamentale di come nasce l’esperienza. L’idea centrale è semplice: se un cervello fosse mantenuto in un ambiente di laboratorio, disconnesso dagli input sensoriali e dall’output motorio, sentirebbe ancora qualcosa?
Il problema dell’esperienza soggettiva
Il dibattito non è meramente accademico. Colpisce il cuore del modo in cui definiamo la coscienza: non solo come un insieme di attivazioni neurali, ma come l’esperienza soggettiva e interna dell’essere. La nostra attuale comprensione si basa fortemente sull’interazione tra il cervello e l’ambiente. Tuttavia, gli scienziati stanno spingendo oltre i confini per determinare se l’interazione esterna sia essenziale affinché la coscienza emerga.
Prove da casi estremi: emisferotomia
Una recente ricerca offre una finestra inquietante, ma illuminante, su questa questione. In rari casi di epilessia grave, i chirurghi eseguono una procedura chiamata emisferotomia: separano un emisfero cerebrale dal resto del cervello mantenendo il flusso sanguigno. Questo crea una “isola” isolata di tessuto neurale. Gli studi che utilizzano la fMRI mostrano che anche in questo stato disconnesso, le reti cerebrali all’interno dell’emisfero isolato rimangono sorprendentemente organizzate. Rispecchiano la struttura presente nel cervello sano, aumentando la possibilità che qualche forma di attività persista.
Tuttavia, il semplice fatto di avere reti organizzate non equivale a essere consapevoli. L’attività cerebrale viene osservata durante il sonno profondo e l’anestesia, dove la coscienza è assente. I ricercatori si sono rivolti all’elettroencefalografia (EEG) per misurare direttamente l’attività elettrica. Questi studi rivelano che l’emisfero isolato per impostazione predefinita ha onde cerebrali lente, un modello associato al sonno profondo e senza sogni.
La disconnessione è sufficiente per uccidere la coscienza?
I risultati suggeriscono che l’emisfero isolato è probabilmente in uno stato di coscienza ridotta o assente. Il cervello sembra passare automaticamente a uno stato di sonno quando viene tagliato fuori dalla stimolazione esterna. Il talamo, un regolatore chiave della coscienza, è disconnesso, diminuendo ulteriormente la possibilità di consapevolezza. Il cervello non si spegne semplicemente; entra in una sorta di sonno persistente e insensibile.
Il quadro più ampio
Questa ricerca non “dimostra” in modo definitivo che la coscienza richieda un corpo, ma suggerisce fortemente che l’interazione esterna è profondamente intrecciata con l’esperienza. Il cervello sembra predisposto a entrare in uno stato simile al sonno profondo quando è disconnesso, evidenziando l’importanza degli input sensoriali per mantenere la consapevolezza.
Le implicazioni vanno oltre la filosofia. Mentre sviluppiamo organoidi cerebrali sempre più sofisticati nei laboratori ed esploriamo l’intelligenza artificiale, comprendere le condizioni minime della coscienza diventa cruciale. Se riusciamo a creare un sistema simile al cervello senza connessioni esterne, passerà semplicemente a uno stato di sonno? La risposta potrebbe ridefinire il modo in cui comprendiamo la natura stessa della consapevolezza stessa.


























