Antiche impronte rinvenute sulla spiaggia scozzese rivelano la vita di 2.000 anni fa

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Due dog sitter in Scozia hanno fatto una straordinaria scoperta archeologica: impronte umane e animali perfettamente conservate risalenti a circa 2.000 anni fa. Le impronte, rivelate dai potenti venti che strappano la sabbia da una spiaggia nell’Angus, rappresentano le prime impronte antiche confermate trovate in Scozia.

Una corsa contro il tempo

Ivor Campbell e Jenny Snedden, insieme ai loro cani Ziggy e Juno, inizialmente allertarono gli archeologi locali della scoperta. I ricercatori dell’Università di Aberdeen si sono mobilitati rapidamente per documentare le impronte prima che l’implacabile erosione costiera le distruggesse. Il team ha lavorato in condizioni estreme, lottando contro forti venti e maree che minacciavano di cancellare il sito entro 48 ore.

Utilizzando materiali provenienti da un vicino negozio di artigianato, tra cui Plaster of Paris, sono stati in grado di creare registrazioni fisiche e digitali delle impronte. Secondo l’archeologa Kate Britton, “Siamo stati effettivamente sabbiati e anche il sito lo era, tutto mentre cercavamo di pulirlo, studiarlo e documentarlo delicatamente”.

Cosa ci dicono le impronte

L’analisi indica che le impronte appartenevano sia a esseri umani che ad animali, compresi i cervi, durante la tarda età del ferro. Questo periodo della storia scozzese fu segnato dalle invasioni romane e dall’ascesa dei Pitti, rendendo la scoperta particolarmente significativa. Come ha spiegato l’archeologo Gordon Noble, le impronte offrono uno sguardo sulla vita nel periodo di questi eventi storici.

Una scoperta rara e fragile

Sebbene reperti simili esistano altrove nel Regno Unito, la maggior parte è andata perduta nel tempo. La natura di breve durata di questo sito evidenzia il potenziale di tesori archeologici da scoprire nascosti all’interno di depositi di argilla simili lungo l’area del bacino di Montrose. Il collaboratore del progetto William Mills ha sottolineato la rarità di tale conservazione: “È incredibilmente raro vedere un documento così delicato salvato, impiegando solo pochi minuti per crearlo e ore per essere distrutto”.

La rapida erosione del sito sottolinea la vulnerabilità dei documenti archeologici e l’importanza di un’azione immediata quando vengono fatte tali scoperte.

Le impronte rappresentano un’istantanea fugace ma potente del passato, ricordandoci che anche le tracce più effimere possono contenere intuizioni inestimabili nella vita di coloro che ci hanno preceduto.