Cause sulla dipendenza dai social media: progettazione sotto esame

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Una giuria di Los Angeles ha emesso un verdetto storico, ritenendo Meta e Google responsabili di scelte progettuali negligenti su Instagram e YouTube che hanno contribuito alla dipendenza degli utenti. Il tribunale ha riconosciuto alla ricorrente, una giovane donna che aveva iniziato a utilizzare le piattaforme da bambina, un risarcimento di 6 milioni di dollari, assegnando il 70% della responsabilità a Meta e il 30% a Google. Anche se la sentenza non costituisce un precedente legale immediato a causa dei ricorsi previsti, segna un cambiamento fondamentale nel modo in cui i social media potrebbero essere trattati legalmente.

La domanda principale: prodotto o editore?

Per decenni, le società di social media hanno sostenuto di essere semplicemente piattaforme per contenuti generati dagli utenti, tutelati dalla Sezione 230 del Communications Decency Act. Questo verdetto mette in discussione questa visione, suggerendo che funzionalità come lo scorrimento infinito, la riproduzione automatica e i sistemi di notifica aggressivi sono scelte di progettazione con danni prevedibili, in particolare per gli utenti giovani. La domanda ora è se queste caratteristiche debbano essere giudicate in base alle leggi sulla responsabilità del prodotto, gli stessi standard applicati ai prodotti fisici.

Il caso è uno delle migliaia pendenti in California e a livello nazionale, comprese oltre 10.000 richieste individuali e 800 provenienti da distretti scolastici. Una recente giuria del New Mexico ha anche ritenuto Meta responsabile di aver ingannato gli utenti sulla sicurezza delle sue piattaforme, incluso lo sfruttamento sessuale dei minori. Ciò suggerisce una crescente pressione legale sulle società di social media.

Come funziona la dipendenza dal design

La causa non si è concentrata su contenuti specifici ma sulla progettazione deliberata delle piattaforme per massimizzare il coinvolgimento. Funzionalità come lo scorrimento infinito, la riproduzione automatica e le notifiche continue sono state create per indurre gli utenti a scorrere, fare clic e tornare indietro, spesso inconsciamente. Gli avvocati del querelante hanno inquadrato con successo questi difetti come difetti del prodotto piuttosto che come hosting neutrale dei contenuti degli utenti.

Arturo Béjar, ex responsabile tecnico di Facebook, che ha testimoniato davanti al Senato degli Stati Uniti, ha spiegato che queste funzionalità sono state progettate esplicitamente per aumentare il tempo trascorso sulle piattaforme, con poca o nessuna considerazione per la sicurezza. Le revisioni interne spesso eliminavano le misure di sicurezza per dare priorità alle prestazioni del “prodotto minimo vitale” (MVP), il che significa che il coinvolgimento aveva la priorità sul benessere dell’utente.

La scienza della dipendenza senza attrito

I ricercatori hanno dimostrato che la riduzione di queste caratteristiche che creano dipendenza può migliorare l’esperienza dell’utente. Uno studio della Carnegie Mellon University ha rilevato che i partecipanti che utilizzavano un’estensione del browser (“Purpose Mode”) che rimuoveva lo scorrimento infinito, la riproduzione automatica e i consigli algoritmici trascorrevano 21 minuti in meno al giorno sui social media e riferivano di sentirsi meno distratti. Ciò suggerisce che le piattaforme potrebbero essere progettate per dare priorità al benessere dell’utente senza necessariamente distruggere l’esperienza.

Tuttavia, questi cambiamenti avrebbero un costo. Le funzionalità che favoriscono la dipendenza aumentano anche il coinvolgimento, le entrate pubblicitarie e le visite ripetute. È probabile che Meta e Google sosterranno che le leggi sulla responsabilità del prodotto sono destinate ai prodotti fisici, che la causalità è difficile da dimostrare nei casi che coinvolgono traumi preesistenti e che il Primo Emendamento protegge la discrezione editoriale.

Qual è il prossimo passo?

Il verdetto non modificherà immediatamente il design dei social media. Ma ha eroso la difesa legale del feed moderno come condizione di fondo benevola della vita online. I tribunali valuteranno ora se queste caratteristiche siano semplicemente strumenti neutrali o scelte deliberate con conseguenze dannose.

La battaglia legale chiave sarà incentrata sulla possibilità di distinguere il design dal contenuto ai sensi della Sezione 230 e del Primo Emendamento. Se i tribunali confermassero il verdetto, le società di social media potrebbero affrontare una responsabilità più severa per le scelte di design che creano dipendenza, costringendole a dare priorità al benessere degli utenti rispetto al coinvolgimento incessante. Come dice senza mezzi termini Arturo Béjar: “Potreste per favore realizzare prodotti che non creino dipendenza per i bambini?”

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