Per molti, il ricordo dell’infanzia è definito da un senso di tempo infinito. Le estati sembravano durare all’infinito, finendo apparentemente solo quando l’inevitabile arrivo del materiale scolastico imponeva una transizione. Al contrario, l’età adulta spesso sembra una corsa contro il tempo, in cui le stagioni scivolano via non appena iniziano.
Anche se è facile supporre che ciò sia dovuto semplicemente al fatto che i bambini hanno più tempo libero, la vera ragione è radicata nella complessa relazione tra neurobiologia, memoria e novità.
La scienza delle “prime volte”
Secondo il dottor Marc Wittmann, ricercatore sulla percezione del tempo e autore di Felt Time, la sensazione del tempo che passa è dettata da quanti ricordi effettivamente immagazzinano il nostro cervello. La nostra percezione della durata di un periodo è essenzialmente un riflesso dei “dati” a cui dobbiamo guardare indietro.
Durante l’infanzia, il mondo è un flusso costante di nuove esperienze. Ogni evento, una gita in spiaggia, una prima cavalcata su un pony o anche un nuovo spuntino stagionale, è una “prima volta”.
“Durante l’infanzia tutto sembra nuovo… questo ci porta a conservare il ricordo come qualcosa di speciale”, spiega Wittmann.
Poiché queste esperienze sono uniche, il cervello le codifica profondamente. Quando guardiamo indietro a quegli anni, la densità di questi ricordi di alta qualità crea l’illusione che il tempo trascorso sia stato vasto ed espansivo.
Il mito del tempo proporzionale
Una teoria comune suggerisce che il tempo sembra più veloce perché ogni anno rappresenta una percentuale minore della nostra vita totale (ad esempio, un anno rappresenta il 20% della vita di un bambino di cinque anni, ma solo il 2% di quella di un cinquantenne). Anche se matematicamente intuitivo, Wittmann nota che non esiste alcuna prova scientifica che il cervello esegua questo tipo di calcolo proporzionale.
Invece, l’accelerazione del tempo è guidata da due fattori principali:
1. Prevedibilità: man mano che invecchiamo, le nostre vite diventano più routine. Abbiamo “visto tutto questo prima”, il che significa che il nostro cervello smette di registrare i dettagli banali della nostra vita quotidiana.
2. Codifica cognitiva: la ricerca suggerisce che con l’avanzare dell’età, un processo che può iniziare già intorno ai 30 anni, la nostra capacità di codificare i momenti “insignificanti” della vita inizia a diminuire.
È interessante notare che la ricerca di Wittmann mostra che gli anziani non hanno necessariamente ricordi “più deboli”; piuttosto, i ricordi che * conservano * sono spesso più ricchi ed emotivamente più risonanti. Il problema è che semplicemente smettiamo di registrare i momenti “riempitivi” che costituiscono la maggior parte delle nostre giornate.
Come rallentare l’orologio
Anche se non possiamo rivendicare la novità biologica dell’infanzia, possiamo influenzare il modo in cui percepiamo il tempo cambiando intenzionalmente il modo in cui viviamo. Per evitare che la vita sembri una macchia confusa di compiti ripetitivi, gli esperti suggeriscono diverse strategie:
- Cerca la novità: Rompi la tua routine. Visita nuovi posti, incontra nuove persone e prova attività che catturano la tua mente alla sprovvista.
- Dare priorità alle emozioni: Wittmann osserva che le emozioni agiscono come “il collante per la memoria”. È più probabile che le esperienze altamente emotive rimangano impresse nella nostra memoria a lungo termine, facendole sembrare più sostanziali quando guardiamo indietro.
- Evita il “sovraccarico della pianificazione”: Anche se sembra controintuitivo, riempire ogni minuto di un fine settimana con attività può effettivamente far sembrare che il tempo voli via perché sei troppo concentrato sulla sequenza temporale.
- Pratica la presenza: invece di scorrere velocemente una lista di controllo, prova a “vivere” il tuo tempo. Sii consapevole di ciò che ti circonda e del tuo stato interiore.
Conclusione
La sensazione che il tempo accelera non è un’inevitabilità matematica, ma un sottoprodotto di un cervello che si è abituato alla routine. Abbracciando nuove esperienze e profondità emotiva, possiamo creare più “ancore della memoria” che rendono le nostre vite espansive come quelle infinite estati dell’infanzia.
