La tragica fine di Archimede: come un assedio romano uccise un genio

18

Archimede nacque nel 287 a.C. La sua casa era Siracusa, una città dell’isola di Sicilia. Non ha mai lasciato questo posto. Non per le guerre che lo circondavano. Non per la politica che si è spostata intorno a lui. È rimasto. E quando i romani finalmente presero la città, anche lui morì lì.

Il tempismo è confuso. L’assedio terminò nel 212 o nel 211 a.C. Gli storici discutono ancora sulla data esatta. Ma il risultato era chiaro. La Roma ha vinto. Caduta Siracusa. E Archimede non c’era più.

Come è morto un matematico in guerra? La storia che molti conoscono è la più drammatica. Un soldato romano fece irruzione nella sua casa. Archimede era nel bel mezzo di una dimostrazione. Stava disegnando nella terra. Non alzò lo sguardo. Non ha smesso di lavorare. Disse al soldato di aspettare. O forse lo ha semplicemente ignorato. Il soldato lo ha ucciso. Sembra la scena di un film. Ma potrebbe essere vero.

Archimede morì perché si rifiutò di lasciare il suo lavoro matematico.

C’è uno strato più oscuro in questo. Il generale romano in carica era Marco Claudio Marcello. Non era solo un conquistatore. Era un tifoso. Marcello ammirava Archimede. Sapeva che il vecchio aveva costruito macchine intelligenti per difendere la città. Macchine da guerra. Gru. Specchi. Cose che facevano sembrare sciocco l’esercito romano. Marcello voleva Archimede vivo. Voleva studiare la sua mente.

Quindi quando il soldato lo uccise, Marcello era furioso. Se ne è pentito. Sapeva di aver perso qualcosa di raro. Un genio. Una mente che potrebbe piegare la fisica alla sua volontà.

Perché questo è importante oggi? Pensiamo alla storia come a date e battaglie. Ma Archimede ci ricorda che le idee sono fragili. Possono essere schiacciati sotto una spada. Possono essere dimenticati sotto le macerie. Il suo lavoro è sopravvissuto. Il suo nome no. Non all’inizio. Per secoli è stata solo una storia. Un fantasma tra le mura di Siracusa.

Ora lo studiamo. Usiamo le sue formule. Risolviamo i suoi enigmi. Ma non camminiamo per le strade che ha camminato lui. Non vediamo lo sporco che ha attirato. Lo leggiamo e basta. E questo basta. Per ora.